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La manipolazione dei videogiochi: cosa dovrebbero sapere i genitori riguardo ai meccanismi nascosti

| Bettina Bichsel

Per molti genitori i videogiochi sono terra ignota. Non comprendono l’entusiasmo dei figli per Brawl Stars, Fortnite e simili, e gli acquisti integrati nei giochi sono spesso motivo di discussioni. Ma se c’è un aspetto dei videogiochi che dovrebbero assolutamente comprendere, è proprio quello dei meccanismi che contribuiscono a questo fascino.

L’industria dei videogiochi genera un enorme giro d’affari. Secondo un sommario di GamesIndustry.biz, nel 2024 il fatturato globale del settore dei videogiochi ha superato i 184 miliardi di dollari (162 miliardi di franchi). Negli ultimi anni i giochi sui cellulari sono cresciuti a un ritmo sempre più sostenuto e ora rappresentano la metà del mercato globale.

I videogiochi affascinano a prescindere dall’età degli utenti. Chi non ha mai giocato a Candy Crush, Roblox o Clash Royale potrebbe avere qualche difficoltà a capire cosa li rende così coinvolgenti. Un sondaggio condotto nel 2003 dall’agenzia MYI in collaborazione con l’istituto LINK ha rivelato che gli appassionati di videogiochi cercano soprattutto di rilassarsi e distrarsi, ma amano anche le sfide. I giochi stimolano il pensiero strategico e la creatività, il senso di comunità e il comportamento cooperativo. Creano suspense, brividi e momenti di gloria.

Il termine dark pattern si riferisce a elementi di design che mirano a guidarci in una certa direzione durante il gioco, spesso in modo talmente sottile da non accorgercene nemmeno.

Dark pattern: ecco come veniamo influenzati durante il gioco

E poi c’è l’altro lato della medaglia: proprio come nella pubblicità, gli sviluppatori di giochi utilizzano meccanismi mirati e principi della psicologia per influenzare il comportamento dei giocatori. Si entra nel mondo dei cosiddetti dark pattern. Di che cosa si tratta?

Il termine si riferisce a elementi di design che mirano a guidarci in una certa direzione durante il gioco, spesso in modo talmente sottile da non accorgercene nemmeno. I dark pattern perseguono più obiettivi: da un lato mirano a farci continuare a giocare il più a lungo possibile o a ricominciare ancora e ancora, dall’altro, ci spingono a spendere soldi per progredire nel gioco. Per i bambini e gli adolescenti che non hanno familiarità con queste strategie, è difficile rendersene conto.

Passiamo in rassegna alcuni di questi meccanismi e i processi psicologici su cui si basano:

1. FOMO (Fear Of Missing Out)

I videogiochi funzionano con offerte o ricompense disponibili solo per un breve periodo di tempo. Un esempio è Fortnite con le sue skin (abbigliamenti) disponibili solo per pochi giorni. Questa strategia sfrutta il fenomeno FOMO, ovvero la paura di perdersi qualcosa se non si coglie rapidamente l’occasione. Le offerte hanno ovviamente un costo e, poiché ci sono sempre nuovi incentivi, il conto può essere salato.

2. La trappola delle ricompense

Si tratta di un principio noto nel gioco d’azzardo: i giocatori ricevono ricompense a intervalli aleatori. Questo li induce a continuare a giocare, perché vogliono approfittare di ulteriori ricompense. Clash Royale, per esempio, utilizza la tattica di attribuire solo sporadicamente avanzamenti di livello e trofei. Per creare piccoli momenti di euforia e mantenere alta la motivazione vengono sfruttati anche effetti visivi.

3. Loot box

Le loot box sono scrigni del tesoro virtuali. Il loro potere d’attrazione è fondamentalmente lo stesso di quello di una slot machine al casinò: l’utente spera nella sua buona stella. In un videogioco come FIFA Ultimate Team o Overwatch i giocatori comprano una di queste box senza conoscerne esattamente il contenuto e l’utilità nel gioco. Se sono sfortunati, la frustrazione è ovviamente grande e si dicono che la prossima box sarà quella buona.

4. Pay-to-win (compra la vittoria)

Molti giochi sono commercializzati come gratuiti, ma offrono la possibilità di acquistare vantaggi. Per esempio, chi vuole addestrare più velocemente le truppe in Clash of Clans o avere giocatori migliori in FIFA Ultimate Team, spesso deve spendere molto e non con denaro virtuale, bensì reale. Questo crea condizioni inique, poiché il sistema favorisce i giocatori che pagano per avanzare.

5. Pressione sociale

Diversi dark pattern sfruttano la componente sociale dei videogiochi per spingere a giocare sempre di più. Tra questi rientrano i cosiddetti sistemi basati su gruppi o clan, in cui l’utente deve essere regolarmente attivo per fornire il proprio contributo e non deludere gli altri. Giochi come World of Warcraft o Clash of Clans si basano su questo principio: chi non gioca regolarmente, perde il proprio statuto nel gruppo, perde i progressi ottenuti o viene addirittura escluso dal gruppo. Un altro principio sono le ricompense quando si invitano conoscenti a giocare.

6. Monotonia e ostacoli artificiali

Per progredire, i videogiochi impongono spesso attività ripetitive che richiedono molto tempo (i cosiddetti grind). A volte vengono aggiunti ostacoli artificiali che inducono a spendere soldi per avanzare più velocemente. Per esempio, nel videogioco Diablo Immortal se non si paga, ci vuole un’eternità prima di ottenere un equipaggiamento di alta qualità.

7. Meccanismi senza fine

I contenuti dei videogiochi sono a volte concepiti in modo tale da rendere difficile fare una pausa o fermarsi del tutto. A tale scopo vengono utilizzati diversi meccanismi: giochi come Roblox o Coin Master tengono impegnati gli utenti con i cosiddetti streak (filoni ininterrotti di gioco) o i compiti quotidiani. Se non ci si connette ogni giorno, vi è il rischio di perdere quanto ottenuto fino a quel momento. In World of Warcraft, invece, non ci sono tappe o passaggi di livello ben definiti. Il giocatore è piuttosto costantemente posto di fronte a nuove sfide.

8. Pulsanti fuorvianti e informazioni nascoste

Un altro dark pattern consiste nel nascondere o rinominare intenzionalmente i pulsanti di acquisto. Per esempio, può accadere che un pulsante «Continua» porti direttamente all’acquisto o che il pulsante per rifiutare un abbonamento sia di proposito poco visibile.

Consigli per i genitori

I dark pattern sono già difficili da decifrare per gli adulti, figuriamoci per i bambini e gli adolescenti. È quindi importante che anche voi vi confrontiate con questi meccanismi e sosteniate i vostri figli:

  • Parlatene. Spiegate qual è il loro scopo e perché i fornitori di videogiochi li utilizzano. Analizzate insieme alcuni esempi concreti nei videogiochi.
  • Prendetevi il tempo necessario per familiarizzare con i giochi preferiti dei vostri figli. Giocate con loro e lasciate che vi spieghino cosa li affascina così tanto.
  • Proteggetevi dai costi nascosti disattivando gli acquisti in-app nelle impostazioni di smartphone e tablet. Per i videogiochi su console, verificate nelle impostazioni se è possibile bloccare gli acquisti o vincolarne l’esecuzione a una password. Ricordatevi che anche i conti per bambini e famiglie offrono protezione. Tuttavia, per quanto possa essere forte la tentazione, è importante che i vostri figli sappiano che non hanno il permesso di acquistare nulla da soli.
  • Stabilite regole di utilizzo chiare, ad esempio fissando un tempo massimo giornaliero o settimanale davanti agli schermi. La maggior parte delle console di gioco offre la possibilità di impostare limiti di tempo. A volte può essere più sensato concordare un numero massimo di partite.
  • Prestate attenzione alle → indicazioni sui limiti di età PEGI, che si basano anche sui rispettivi programmi del videogioco. Il sito Internet → darkpattern.games elenca i «giochi genuini» che non ricorrono a tecniche di manipolazione.


Vietare i videogiochi e i giochi per cellulari non è la soluzione. Cercate piuttosto di tenere aperto il dialogo con i vostri figli e aiutateli a utilizzare i giochi digitali in modo riflessivo e consapevole. Avere competenze mediatiche non significa soltanto capire gli aspetti legati alla tecnologia, ma anche comprendere i meccanismi psicologici di fondo.

Bettina Bichsel è giornalista e redattrice. Tra le sue varie attività, scrive anche per il blog di Giovani e media.