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I bambini e i giovani sono molto diversi nel modo di pensare, di percepire la realtà, di vivere il mondo e di muoversi al suo interno. Alcuni sono neurodivergenti, ovvero presentano, ad esempio, un disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), difficoltà di lettura e scrittura o un disturbo dello spettro autistico. Altri convivono con disabilità fisiche o cognitive.
I media digitali offrono a tutti loro grandi opportunità: possono abbattere barriere, consentire la partecipazione, promuovere i punti di forza individuali e offrire spazi protetti. Allo stesso tempo creano anche nuovi ostacoli: se sono troppo stimolanti e impegnativi, oppure se la tecnologia, le app e gli strumenti didattici non sono concepiti in modo adeguato.
La partecipazione digitale è un diritto.
La tecnologia, se adeguata ai bisogni degli utenti, può migliorare in modo decisivo la partecipazione.
Gli insegnanti e i genitori svolgono un ruolo determinante nell’inclusione digitale.
Contenuto
Il termine «neurodiversità» indica che per il cervello umano non esiste un unico modo corretto di funzionare. La diversità neurologica è anzi considerata un elemento naturale, proprio come la biodiversità in natura. Le persone il cui sviluppo neurologico procede in modo convenzionale vengono definite «neurotipiche». Le persone il cui cervello elabora, struttura e filtra le informazioni in modo diverso vengono definite «neurodivergenti».
Il termine «neurodivergenza» copre diversi profili. Per quanto ci riguarda, ci limiteremo a descrivere gli aspetti di particolare rilievo per l’utilizzo dei media digitali:
Tra le caratteristiche principali dell’ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività, ICD-11: 6A05) figurano un elevato livello di energia o irrequietezza (interiore), reazioni impulsive e la difficoltà a mantenere l’attenzione e la concentrazione. Le persone affette da ADHD hanno spesso difficoltà a portare a termine i compiti, a gestire le emozioni o a seguire le istruzioni. Allo stesso tempo, se davvero interessate a un tema, sanno essere incredibilmente concentrate, creative e tenaci.
Non è sempre facile riconoscere il disturbo da ADHD. Alcuni bambini affetti da ADHD sono costantemente in movimento e agiscono in modo impulsivo, altri appaiono piuttosto distratti e disorganizzati. Durante la pubertà si aggiungono spesso sbalzi d’umore e un maggiore senso di diversità.
Viene fatta una distinzione tra ADHD e ADD. In entrambi i casi si riscontrano problemi di attenzione, ma nell’ADD manca la componente dell’iperattività. Complessivamente, la ricerca stima che il 4–5 per cento della popolazione sia affetto da ADHD o ADD.
La costante presenza di stimoli, il susseguirsi di notifiche e il rapido cambiamento dei contenuti possono rendere ancora più difficile l’autoregolazione.
Lo scrollare senza fine o le funzioni di riproduzione automatica rendono più difficile smettere in modo consapevole.
Le regole classiche basate sul principio «prima i compiti, poi lo schermo» spesso non sono efficaci, perché il cervello affetto da ADHD non funziona in base a una «gestione lineare del tempo».
Gli studi mostrano che i bambini e i giovani con ADHD sono spesso particolarmente attratti dai media digitali, in quanto questi soddisfano appieno il loro bisogno di gratificazione immediata e di forte eccitazione.
I media digitali possono anche servire come strumento di coping per gestire le frustrazioni a scuola o nella vita quotidiana. Ciò risulta particolarmente evidente nel caso dei videogiochi che, offrendo obiettivi chiari, un riscontro immediato e progressi tangibili, fanno leva direttamente sul sistema di ricompensa del cervello affetto da ADHD.
A essere problematici sono soprattutto i videogiochi veloci e quelli con cicli di ricompensa senza fine (p. es. i videogiochi online multigiocatore), poiché i bambini che già hanno difficoltà a controllare gli impulsi fanno particolarmente fatica a smettere.
A questo si aggiunge ciò che gli esperti chiamano «iperfocus», ovvero la capacità dei bambini e dei giovani con ADHD di concentrare la propria attenzione su un tema o un compito che li appassiona in modo straordinariamente intenso e prolungato, anche per ore.
È importante sottolineare che la ricerca mostra una correlazione, ma nessun nesso causale diretto. Si tratta piuttosto di un fenomeno a doppio senso: mentre l’ADHD aumenta il rischio di utilizzare i media in modo problematico, un loro consumo eccessivo può a sua volta aggravare sintomi quali la disattenzione e l’irrequietezza.
È fondamentale prestare attenzione non solo al tempo trascorso davanti agli schermi, ma soprattutto al tipo di utilizzo e ai bisogni che si intendono soddisfare.
I videogiochi tranquilli, ad esempio quelli di costruzione o di enigmi, possono aiutare alcuni bambini a rilassarsi dopo una giornata impegnativa o a calmare l’irrequietezza interiore.
Quali regole e contenuti sono adatti ai bambini con ADHD in relazione ai media?
Quando smettere è difficilissimo: ADHD e media digitali
L’autismo (disturbo dello spettro autistico, ICD-11: 6A02) non è una diagnosi univoca, ma comprende un ampio spettro di disturbi. L’elemento comune a tutte le persone che ne sono affette è il fatto che il loro cervello elabora i segnali sociali, il linguaggio e gli stimoli sensoriali diversamente dalle persone neurotipiche. Il modo in cui tale condizione si manifesta nella vita quotidiana è tuttavia molto individuale. Spesso le persone autistiche descrivono le situazioni sociali come molto logoranti: le espressioni facciali e i gesti sono difficili da interpretare, le conversazioni procedono a un ritmo che lascia poco spazio all’elaborazione. Anche esprimere sentimenti o bisogni risulta difficile.
Mentre nelle persone con ADHD l’entusiasmo per determinati temi tende a manifestarsi solo in certe situazioni, e può quindi variare da un momento all’altro, quelle con autismo hanno spesso interessi ben definiti e duraturi. Infatti, si dedicano per anni o per tutta la vita a un determinato tema, come i treni, l’astronomia o una specifica serie di videogiochi. L’autismo è inoltre caratterizzato dalle cosiddette «isole di abilità», ovvero capacità straordinarie in un ambito molto specifico, come una spiccata memoria per i numeri o un talento musicale eccezionale.
Sono anche molto diffuse le capacità analitiche, una percezione acuta dei dettagli o una creatività particolare.
I bambini autistici hanno spesso difficoltà a interagire o a giocare con gli altri. Molti sono ipersensibili ai rumori, alla luce o al contatto fisico. Durante l’adolescenza cresce la sensazione di essere diversi e di non appartenere al gruppo.
Circa l’1 per cento della popolazione convive con una diagnosi di disturbo dello spettro autistico, in molti casi giunta solo tardivamente, cui va ad aggiungersi una «parte sommersa», ovvero tutti i casi non diagnosticati.
Le piattaforme ricche di stimoli possono risultare impegnative.
Le chat di gruppo con dinamiche mutevoli o, ad esempio, contenuti ironici sono spesso difficili da interpretare per le persone in questione.
Anche i social media, con le loro regole implicite, le tendenze in continua evoluzione e le situazioni comunicative equivoche, possono diventare fonte di difficoltà.
Per i bambini e i giovani autistici, i videogiochi o i social media hanno un effetto rilassante: in assenza di segnali non verbali, la comunicazione può avvenire secondo i loro ritmi. Le amicizie online sono talvolta più semplici e le attività digitali possono rivelarsi utili anche per ridurre lo stress. Allo stesso tempo, aumenta il rischio di un consumo eccessivo quando i media diventano lo strumento principale per gestire emozioni difficili, oppure quando le ripetizioni e gli stimoli visivi finiscono per creare una forte dipendenza.
Gli studi dimostrano inoltre che i giovani affetti da disturbi dello spettro autistico sono maggiormente esposti al rischio di ciberbullismo e di abusi sessuali online. Ciò è dovuto a due fattori: da un lato, gli interessati hanno maggiore difficoltà a riconoscere l’ironia, i doppi sensi e i tentativi di manipolazione e percepiscono i confini sociali in modo meno intuitivo. Dall’altro lato, tendono a navigare online più precocemente e più spesso rispetto ai coetanei neurotipici, esponendosi così maggiormente ai rischi.
Ciberbullismo
Salute mentale
Aggressioni sessuali
Mio figlio autistico è spesso online. A partire da quando la situazione deve preoccupare?
Perché molte cose sono più facili online: autismo e media digitali
Si parla anche di disturbi dello sviluppo dell’apprendimento con limitazione della lettura e/o della matematica (ICD-11: 6A03.0 / ICD-11: 6A03.1).
Entrambi i disturbi riguardano il modo in cui il cervello elabora determinate informazioni: nel caso della dislessia (o legastenia) si tratta della scrittura e del linguaggio, mentre nel caso della discalculia si tratta di numeri e quantità. Ciò che li accomuna è che non sono indicativi dell’intelligenza e spesso si manifestano solo quando le esigenze scolastiche aumentano.
Le persone affette da dislessia spesso leggono più lentamente, invertono le lettere o fanno fatica a ricordare ciò che hanno letto. Chi soffre di discalculia ha invece difficoltà a comprendere le relazioni tra i numeri o perde rapidamente il filo durante i calcoli. La dislessia e la discalculia rientrano tra i disturbi dell’apprendimento più comuni e, con la crescente pressione da prestazione in ambito scolastico, possono trasformarsi in una spirale di frustrazione e insicurezza.
Allo stesso tempo, molte persone affette da questi disturbi possiedono particolari punti di forza, come ad esempio un’elevata capacità di rappresentazione spaziale, un pensiero creativo o particolari abilità pratiche.
Siti Internet densi di testo, moduli o piattaforme didattiche privi di funzione di lettura del testo rappresentano ostacoli considerevoli.
Le persone affette da tali disturbi sono inoltre svantaggiate quando devono svolgere compiti o prove digitali sotto pressione.
I captcha – ovvero i test di sicurezza in cui è necessario digitare lettere o numeri distorti – possono risultare difficili.
Quali app possono aiutare mio figlio dislessico?
Quando lettere e numeri diventano un ostacolo: dislessia e discalculia nell’uso quotidiano dei media
Altre due condizioni sono spesso citate in relazione alla neurodivergenza, ma non figurano come diagnosi specifiche nella classificazione internazionale delle malattie ICD-11:
I bambini e i giovani ad alto potenziale intellettivo ragionano in modo più rapido, complesso e interconnesso rispetto alla media. Ciò può comportare una mancanza di stimoli, isolamento sociale o ipereccitazione emotiva.
Le app didattiche semplificate o ripetitive vengono presto percepite come noiose. Allo stesso tempo vi è il rischio di perdersi in mondi digitali che stimolano intellettualmente, ma isolano sul piano sociale.
Le persone ipersensibili elaborano gli stimoli sensoriali, le emozioni e le informazioni sociali in modo più profondo e intenso. Ciò porta rapidamente a un sovraccarico di stimoli.
Le notifiche, i colori vivaci, i video frenetici o i contenuti emotivamente coinvolgenti possono essere fonte di stress e provocare affaticamento.
Bambini altamente sensibili e media digitali: quando tutto diventa troppo intenso
Una spiccata sensibilità e una grande ricettività agli stimoli sono caratteristiche comuni a molte persone. Questionari e test possono aiutare a stabilire se un bambino o un giovane sia ipersensibile. Tuttavia, i risultati ottenuti non costituiscono una diagnosi medica. Allo stesso tempo è importante sapere che l’ipersensibilità può anche essere un sintomo di ADHD o autismo. In tal senso, questo aspetto può servire come punto di partenza per affrontare il tema della neurodivergenza e delle relative peculiarità. Proprio perché i confini sono sfumati, può essere utile ricorrere a una diagnosi – non da ultimo affinché i bambini e i giovani interessati ricevano il necessario sostegno scolastico.
La condizione di «disabilità» di una persona non dipende solo da un’invalidità fisica o un disturbo cognitivo, ma anche da come è strutturato l’ambiente circostante. È su questa idea che si basa il modello sociale della disabilità:
Un’allieva che non riesce a parlare non è disabile a causa delle sue difficoltà di linguaggio, ma a causa della scuola che non prevede alcun sistema di comunicazione assistita.
Un giovane cieco non è escluso da Internet a causa della sua condizione, ma dei siti web che non supportano gli screen reader.
Per offrire un sostegno mirato, si opera spesso una distinzione tra diversi ambiti:
Le disabilità fisiche si presentano in forme molto diverse – da una lieve miopia a gravi limitazioni motorie o una sordità completa. Ciò che accomuna tutte queste condizioni è il fatto che non sia la disabilità in sé a costituire la vera barriera, bensì l’inaccessibilità dell’ambiente circostante. Questo vale anche per lo spazio digitale.
Motricità: molte app e siti web richiedono un utilizzo preciso del touchscreen, della tastiera o del mouse. Ma anche altri elementi, come i limiti di tempo nei moduli, possono diventare degli ostacoli.
Disturbi della vista e cecità: i siti web non privi di barriere, la mancanza di testi alternativi per le immagini o i PDF mal strutturati rappresentano ostacoli considerevoli. Anche i grafici che riportano soltanto informazioni visive non sono accessibili senza una descrizione.
Problemi di udito e sordità: i podcast, i video senza sottotitoli o le notifiche puramente acustiche non sono accessibili. I sottotitoli automatici su piattaforme come YouTube o Microsoft Teams sono disponibili, ma non sempre affidabili.
I disturbi cognitivi influenzano il modo in cui le persone acquisiscono, elaborano, memorizzano e utilizzano le informazioni. Possono avere diverse cause, per esempio lesioni cerebrali nella prima infanzia o sindromi genetiche come la trisomia 21. Si manifestano in modo molto diverso da una persona all’altra: alcune persone necessitano di un sostegno quotidiano minimo, mentre altre hanno bisogno di un accompagnamento completo.
Interfacce utente complesse, testi lunghi privi di supporto visivo o percorsi di navigazione imprevedibili possono risultare eccessivamente impegnativi.
Le persone affette da disturbi cognitivi sono inoltre svantaggiate quando devono svolgere compiti digitali senza la necessaria flessibilità in termini di tempo.
Inoltre, gli adolescenti con disabilità cognitive possono avere difficoltà a riconoscere i rischi, a classificare i contenuti o a valutare quali informazioni condividere online. Ciò aumenta il rischio di diventare vittime di truffe, sfruttamento o contenuti inappropriati.
Gli adolescenti che hanno difficoltà a comunicare verbalmente trovano nuove forme di espressione attraverso le app, le chat o i social media.
Scrivere, digitare o comunicare tramite simboli può risultare più accessibile rispetto alla parola parlata.
Molti giovani autistici percepiscono la comunicazione digitale (testo, emoji) come meno minacciosa rispetto alle conversazioni faccia a faccia, poiché i segnali non verbali come il contatto visivo o la mimica facciale vengono meno o sono controllabili.
I media digitali possono svolgere un ruolo importante nella regolazione delle emozioni, per esempio per i bambini e i giovani autistici. Ascoltare musica, guardare un video familiare o giocare a un gioco tranquillo aiuta a calmarsi o ad alleviare lo stress. Si tratta di una strategia di difesa legittima, se utilizzata consapevolmente e in aggiunta ad altre.
App per la gestione del tempo, agende visive o funzioni di promemoria aiutano i bambini e i giovani neurodivergenti a gestire la propria vita quotidiana in modo più autonomo.
I media digitali consentono un apprendimento autonomo e secondo i propri ritmi. I contenuti possono essere riprodotti e ripassati più volte senza che ciò provochi disagio sociale.
La comunità online offrono proprio ai giovani neurodivergenti la possibilità di trovare persone affini, per esempio coetanei con gli stessi interessi o esperienze simili.
Inoltre, sui social media vi è una moltitudine di creatori di contenuti che parlano apertamente della propria disabilità o neurodivergenza. Mostrano la loro vita quotidiana, sfatano i pregiudizi e danno consigli sugli strumenti di supporto. Ciò può ridurre l’isolamento sociale e rafforzare l’immagine di sé.
Social media
I social media e i videogiochi, ma anche le piattaforme di streaming, sono concepiti in modo tale da indurre noi utenti a rimanere online il più a lungo possibile. Vengono visualizzati continuamente nuovi video che potrebbero interessarci. Non appena si supera un livello in un videogioco, già ci aspetta quello successivo. Per i bambini e i giovani con ADHD, il cui sistema di ricompensa funziona in modo diverso, è proprio questo aspetto a rendere ancora più difficile l’autogestione.
Quando gli adolescenti autistici si rifugiano nei mondi digitali perché la vita quotidiana diventa troppo opprimente, ciò può essere d’aiuto a breve termine, ma sul lungo periodo rischia di rafforzare l’isolamento.
L’utilizzo intensivo non è di per sé un problema. La situazione diventa critica quando ne risentono il sonno, i contatti sociali o il rendimento scolastico.
Chi ha difficoltà a interpretare i segnali sociali o a valutare le intenzioni altrui è più esposto a ciberbullismo, truffa o manipolazione online.
Questo vale per molti bambini autistici, ma anche per i bambini con disturbi cognitivi, che spesso non riescono a classificare con sicurezza i contenuti e le situazioni che incontrano in rete.
Lo spazio digitale offre opportunità di contatto e condivisione, ma aumenta anche il rischio di fenomeni quali i discorsi d’odio e l’esclusione. Particolarità nel modo di esprimersi o nell’aspetto possono diventare oggetto di scherno o insulti o portare all’esclusione da gruppi sociali. Per le persone interessate, che in rete cercano spesso un rifugio dalle barriere del mondo reale, un’esperienza di esclusione incide in modo particolarmente forte e può minare l’immagine di sé e la fiducia nella partecipazione digitale.
Le regole sono utili e importanti. Anziché ricorrere ai divieti, bisognerebbe incoraggiare gradualmente i bambini a utilizzare in modo autonomo i media digitali, in linea con le possibilità e il loro livello di sviluppo.
I bambini e i giovani utilizzano spesso app e dispositivi con grande dimestichezza, anche in presenza di disabilità. Ciò non significa automaticamente che siano in grado di classificare correttamente i contenuti, riconoscere i rischi o sapere cosa è permesso online. E proprio in questo contesto hanno bisogno degli adulti.
Instaurare una relazione di fiducia con i bambini e i giovani è la base necessaria per affrontare anche le insicurezze e i problemi. Per questo è importante interessarsi a ciò che i bambini e i giovani amano fare con i dispositivi digitali e a ciò che vivono online, ascoltare senza giudicare affrettatamente e prendere sul serio i bisogni degli adolescenti. La domanda «Come stai dopo la partita al videogioco?» è spesso più rivelatrice della domanda «Per quanto tempo sei stato online?».
Le regole o gli accordi fissi aiutano in particolare i bambini, che hanno bisogno di prevedibilità e struttura. Dovrebbero essere formulati in modo positivo, elaborati insieme e rispettati da tutti – anche dagli adulti. È utile annunciare il passaggio dagli schermi ad altre attività e sottolinearlo, ad esempio, con una clessidra o un timer acustico.
Gli adolescenti con disabilità cognitive o autismo hanno spesso più difficoltà a riconoscere i rischi online, ad esempio i tentativi di manipolazione o i contenuti che potrebbero turbare. I filtri e i blocchi tecnici possono aiutare, ma non sono una garanzia: è necessario un accompagnamento aperto, adeguato al livello di sviluppo del bambino, nonché conversazioni sulla protezione dei dati, le truffe e i contenuti problematici. Attività condivise come modificare foto o girare un video offrono l’opportunità non solo di utilizzare i media in modo creativo, ma anche di discutere su come si desidera apparire in rete e su cosa debba rimanere privato.
Uno spazio di lavoro ordinato e tranquillo, dove svolgere i compiti senza dispositivi digitali a portata di mano, aiuta i bambini e i giovani a concentrarsi. È inoltre importante avere un buon equilibrio tra attività online e offline. L’attività fisica, le attività creative e il tempo trascorso all’aperto hanno un effetto regolatore.
Materiale didattico accessibile e strumenti come le funzioni di lettura ad alta voce o le app di comunicazione assistita consentono una vera e propria partecipazione. Inoltre, ciò che viene sviluppato per bambini e giovani con bisogni speciali risulta spesso vantaggioso per tutti.
L’utilizzo dei media digitali riguarda in egual misura la casa e la scuola. Genitori, insegnanti e professionisti che si scambiano regolarmente informazioni possono intervenire prima e fornire un sostegno più efficace.
Le persone neurodivergenti incontrano in determinati contesti barriere che le limitano dal punto di vista funzionale, anche se non presentano una disabilità ufficialmente riconosciuta. Viceversa, alcune disabilità sono associate a caratteristiche neurodivergenti. Per questo motivo, entrambi i gruppi traggono spesso beneficio dalle stesse soluzioni. Un sito Internet ben strutturato aiuta sia un ragazzo cieco (per orientarsi con lo screen reader) sia una ragazza autistica (grazie alla prevedibilità). I sottotitoli sono utili sia per le persone sorde sia per alcune persone con ADHD, che hanno difficoltà a seguire un discorso parlato senza alcun supporto.
Tre dimensioni, basate sulle linee guida internazionali per l’accessibilità digitale (Web Content Accessibility Guidelines, WCAG), indicano dove sorgono le barriere e come possono essere eliminate in modo mirato:
Molti servizi digitali presuppongono che gli utenti siano in grado di leggere testi complessi, cogliere rapidamente nessi astratti o ignorare il sovraccarico di stimoli. Per i giovani affetti da dislessia, ADHD, autismo o disturbi cognitivi, si tratta spesso di un notevole ostacolo.
Approcci concreti:
Linguaggio semplice e accessibile: frasi brevi, nessuna parola straniera, frasi chiare e in forma attiva. Ciò aiuta le persone con disturbi cognitivi o dello spettro autistico che spesso hanno difficoltà a interpretare le espressioni figurate.
Visualizzazione: app con timer, clessidre digitali o sistemi di schede illustrate (p. es. METACOM, Boardmaker 7) aiutano a rendere comprensibili periodi di tempo astratti o processi complessi.
Configurazione a bassi stimoli: guida utente chiara, poche distrazioni, interfacce personalizzabili (p. es. modalità ridotta su iPad o app didattiche specializzate).
Strumenti di strutturazione: liste di controllo digitali, suddivisione dei compiti, programmi settimanali e giornalieri visivi.
Le informazioni devono essere presentate in modo tale da poter essere recepite al meglio dagli organi sensoriali. La soluzione migliore consiste nell’utilizzare più canali, ad esempio sia visivi che uditivi.
Approcci concreti:
Testi alternativi: le immagini e i grafici necessitano di una breve descrizione testuale in secondo piano, affinché gli screen reader possano leggerli ad alta voce alle persone con disabilità visive.
Contrasti, adeguamento dei caratteri e scalabilità: i testi devono poter essere ingranditi senza perdita di qualità e presentare un elevato contrasto rispetto allo sfondo. Ciò è importante per le persone ipovedenti, ma è utile anche per chi soffre di difficoltà di concentrazione. Nelle impostazioni del sistema operativo si trovano di norma funzioni relative alla dimensione dei caratteri, al contrasto e all’inversione dei colori.
Audiodescrizione: nei video, le azioni visive importanti vengono spiegate anche da una voce fuori campo.
Screan reader: VoiceOver (Apple), TalkBack (Android), NVDA (Windows) leggono i testi e gli elementi di comando.
Sottotitoli (caption): sono essenziali per le persone sorde e deboli di udito. Aiutano però anche chi soffre di ADHD o persone che parlano un’altra lingua a seguire meglio il contenuto.
Lingua dei segni: sovrimpressioni o avatar complementari creano una reale accessibilità.
In questo contesto, l’interazione fisica con i dispositivi è fondamentale. Chi non può usare un mouse standard o digitare su una tastiera ha bisogno di metodi alternativi per creare attivamente contenuti digitali.
Tecnologie assistive:
Dispositivi di input alternativi: utilizzo di mouse a comando vocale, sistemi di controllo con la testa o comando oculare (eye-tracking) per spostare il cursore.
Adeguamenti della tastiera: tastiere a una mano, tastiere su schermo o sensori (pulsanti) che reagiscono ai movimenti più lievi.
Adeguamenti a livello di software:
Tasti permanenti e tasti filtro: impediscono che si verifichino immissioni multiple indesiderate in caso di tremori o spasticità.
Comando vocale: impartire comandi direttamente con la voce (funzioni di dettatura).
Comunicazione assistita:
App (p. es. MetaTalk o GoTalk) consentono a bambini e giovani che non riescono (o che hanno molte difficoltà) a parlare di comunicare tramite simboli e sintesi vocale.
La Costituzione federale vieta la discriminazione delle persone con disabilità (art. 8 cpv. 2) e prevede misure legislative per eliminare gli svantaggi (art. 8 cpv. 4). La legge federale sull’eliminazione di svantaggi nei confronti di disabili (legge sui disabili, LDis; RS 151.3) concretizza questo mandato costituzionale in settori fondamentali.
In caso di diagnosi di un disturbo (disabilità, ma anche dislessia, ADHD ecc.), sussiste il diritto a misure per la compensazione degli svantaggi. Queste possono consistere in ausili tecnici, ma anche in maggior tempo a disposizione per lo svolgimento delle attività, pause, una particolare configurazione degli spazi o altro.
Ultimo aggiornamento del testo il 15.07.26
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