Articolo del blog
«Leggi bene!»
«Rifai il calcolo!»
«Devi soltanto concentrarti di più.»
Molti bambini con disturbi della lettura, della scrittura o delle abilità numeriche o aritmetiche sentono ripetutamente frasi del genere. Nella maggior parte dei casi non sono dette con cattiveria, ma sono frustranti e feriscono. Infatti, la difficoltà non sta nel fatto che un bambino non si impegni. E non si tratta nemmeno di mancanza di intelligenza. La dislessia e la discalculia sono piuttosto disturbi evolutivi.
Nella quotidianità digitale questi ostacoli si manifestano talvolta in modo particolarmente evidente. Le piattaforme di apprendimento, i test online, gli esercizi a scelta multipla, le app di matematica o i messaggi nelle chat di classe spesso richiedono ai bambini e ai giovani la capacità di leggere velocemente, scrivere con sicurezza, comprendere rapidamente i numeri e orientarsi su interfacce poco chiare. Proprio questo risulta difficile per i bambini e i giovani dislessici o discalculici e richiede loro tantissima energia.
Allo stesso tempo, i media digitali offrono grandi opportunità: funzioni di lettura ad alta voce, programmi di dettatura, correttori ortografici, app per calcolatrici, strumenti visivi per il calcolo o programmi per organizzare i compiti possono essere d’aiuto.
Nella classificazione internazionale delle malattie (ICD-11), l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) descrive la dislessia come un disturbo specifico dello sviluppo con difficoltà nella lettura o come un disturbo dell’apprendimento con limitazione della lettura. Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (a c.: American Psychiatric Association, DSM-5), anch’esso utilizzato a livello internazionale, adotta una formulazione simile: si parla di disturbi specifici dell’apprendimento con limitazione della lettura e/o dell’espressione scritta.
Secondo l’ICD-11, la discalculia è un disturbo evolutivo dell’apprendimento con limitazione della matematica. Il DSM-5 adotta una definizione leggermente più ampia e parla di difficoltà nella comprensione dei numeri, nella memorizzazione di operazioni aritmetiche, nel calcolo o nel ragionamento matematico. Il termine «difficoltà nel calcolo» è invece utilizzato piuttosto per i bambini che presentano anche un ritardo intellettivo generale.
Dal punto di vista tecnico, la dislessia e la discalculia rientrano rispettivamente nella categoria dei disturbi evolutivi e dei disturbi specifici dell’apprendimento. La dislessia concerne in particolare l’acquisizione e l’automatizzazione delle abilità di lettura e scrittura. La discalculia riguarda le abilità matematiche fondamentali, quali il senso dei numeri, la comprensione delle quantità, la fluidità di calcolo e la memorizzazione di fatti matematici.
Per Isabelle Lavanchy, co-presidente dell’Association Dyslexie suisse romande, è importante fare una precisazione: «Questi disturbi non sono in alcun modo dovuti a una mancanza di intelligenza, motivazione o impegno». Non si tratta quindi del fatto che un bambino dislessico o discalculico non presti attenzione, si eserciti troppo poco o non abbia voglia di farlo. Tuttavia, è proprio questo che spesso viene frainteso nella vita quotidiana.
Tania Shakarchi, presidente dell’Associazione Dislessia Svizzera, aggiunge: «La dislessia è la disabilità invisibile più diffusa, che non si nota. Le persone dislessiche hanno generalmente un’intelligenza normale o superiore e si comportano “normalmente”. Soltanto nella lettura, nella scrittura e nel calcolo escono dal quadro della “normalità”».
A prima vista, i contesti di apprendimento digitali sembrano spesso pratici: i contenuti e i compiti sono ben presentati, gli esercizi possono essere ripetuti e i risultati vengono visualizzati automaticamente. Tuttavia, molte cose sono impostate in modo tale da non essere affatto adatte ai bambini e ai giovani affetti da dislessia o discalculia. Lunghi esercizi scritti, determinati tipi di carattere, pagine Internet con un numero eccessivo di stimoli o elementi lampeggianti possono creare confusione: che cosa è scritto lì? Dove devo cliccare? Che cosa mi viene chiesto esattamente? Le persone dislessiche o discalculiche hanno difficoltà a mettersi al lavoro, al punto che rimane loro poca energia da dedicare al compito vero e proprio.
Gli esercizi a scelta multipla possono essere particolarmente difficili. Al riguardo Tania Shakarchi spiega: «Le persone con disturbi "dis" non riescono a vedere le sottigliezze di ciò che è scritto e non riescono quindi a superare il test, anche se comprendono il contenuto o la domanda e in realtà conoscono la risposta». Pertanto, un risultato errato non sempre significa che i bambini o i giovani in questione non sappiano qualcosa. Essi hanno invece difficoltà a causa del formato dell’esercizio, anche se le possibili risposte sono formulate in modo molto simile, piccole differenze linguistiche possono rivelarsi decisive oppure i compiti devono essere svolti sotto pressione.
Anche in caso di discalculia gli esercizi digitali possono creare ulteriore stress: sfide di calcolo mentale veloce, sistemi a punti, conto alla rovescia o classifiche. Ciò che dovrebbe essere una motivazione ludica può rappresentare un vero e proprio ostacolo per le persone interessate e rafforzare la loro sensazione di fallimento.
La dislessia e la discalculia si manifestano generalmente durante il percorso scolastico. I segnali sono: lettura molto lenta, errori frequenti nella lettura, notevoli problemi di ortografia, grande affaticamento durante gli esercizi scritti o evidenti difficoltà nella comprensione delle quantità e delle operazioni aritmetiche di base. Se le difficoltà persistono nonostante il sostegno pedagogico, si raccomanda vivamente di far eseguire un accertamento.
Isabelle Lavanchy e Tania Shakarchi sottolineano l’importanza del riconoscimento precoce dei segnali. Non si tratta di etichettare un bambino in modo affrettato. Tuttavia, soltanto con una diagnosi corretta è possibile fornirgli un sostegno adeguato. Infatti, alcuni bambini riescono a compensare le loro difficoltà talvolta per molto tempo. Memorizzano i testi, indovinano le risposte, evitano certi compiti o sviluppano strategie complesse per non farsi notare.
Questo contributo fa parte della nostra mini serie «Neurodivergenza e media digitali». Bisogna infatti sapere che non tutti i cervelli funzionano allo stesso modo e ciò si ripercuote su come i bambini e i giovani vivono e utilizzano i media digitali. Dopo aver trattato il tema dell’ADHD, questa volta ci occupiamo della dislessia e della discalculia: quali sono gli ostacoli che si incontrano ogni giorno nel mondo digitale? In che modo gli strumenti digitali possono facilitare la vita quotidiana?
Per quanto complessi possano essere i contesti digitali, i relativi strumenti, se utilizzati correttamente, costituiscono un notevole sostegno per molti bambini e giovani dislessici o discalculici, offrendo loro possibilità che prima non esistevano: sintesi vocale, programmi di dettatura, correttori ortografici nonché formati di apprendimento visivi e interattivi. Questi strumenti possono facilitare considerevolmente la vita quotidiana e servire a compensare le difficoltà sostenendo l’apprendimento o aiutando a mettere in evidenza le conoscenze e le competenze acquisite per le verifiche.
La tecnologia si rivela utile quando permette di superare un ostacolo concreto. Se un bambino può farsi leggere ad alta voce un testo lungo, può concentrarsi sul contenuto e comprenderlo meglio, a prescindere dalle difficoltà di lettura. Se può dettare una risposta, può mostrare ciò che sa senza essere penalizzato dagli errori ortografici. Quando le fasi di calcolo vengono rappresentate visivamente, i numeri astratti diventano più concreti.
Entrambe le specialiste consigliano di utilizzare questi strumenti il prima possibile, di adattarli alle esigenze specifiche delle persone interessate e di integrarli in un percorso di accompagnamento strutturato.
Concretamente, nella vita quotidiana dovreste valutare insieme in quali situazioni uno strumento digitale può aiutare vostro figlio. Ad esempio, non tutte le app sono ugualmente utili. Qui di seguito trovate alcuni consigli:
Le penne di lettura digitali, la sintesi vocale e i programmi di dettatura non sono «trucchi per imbrogliare», ma un valido sostegno. Aiutate vostro figlio a utilizzare questi strumenti con naturalezza.
Se vostro figlio è già esausto dopo una giornata di scuola faticosa, i contenuti digitali troppo impegnativi spesso non sono la soluzione migliore per rilassarsi. Attività digitali leggere, creative o basate sul movimento possono rivelarsi più adeguate.
Preferite i contenuti digitali che vostro figlio può ascoltare o guardare, come ad esempio audiostorie, video esplicativi o formati interattivi con sintesi vocale, a quelli che lo costringono a leggere molto.
I bambini e i giovani con disturbi "dis" vivono molte frustrazioni nella vita quotidiana. I contesti digitali in cui riescono a ottenere risultati possono rafforzare la loro autostima. Festeggiate anche i piccoli progressi.
Bettina Bichsel è giornalista e redattrice. Tra le sue varie attività, scrive anche per il blog di Giovani e media.
Nella prossima puntata della nostra serie «Neurodivergenza e media digitali» ci occuperemo della quotidianità mediatica con figli autistici: quali sono le sfide particolarmente difficili e quali opportunità offrono i media digitali?
Ultimo aggiornamento del testo il 01.06.26