Articolo del blog
Un film commovente che lascia il segno per giorni. Un videogioco frenetico che causa una grande stanchezza. Oppure notizie che scatenano paure esistenziali. I bambini e i giovani altamente sensibili vivono i media digitali – così come tutto ciò che li circonda – in modo diverso. Il loro sistema nervoso percepisce gli stimoli con maggiore intensità e li elabora in modo più approfondito.
Per comprendere meglio quali dinamiche possono verificarsi quando utilizzano i media digitali, è utile esaminare i quattro indicatori dell’alta sensibilità:
Il sistema nervoso dei bambini altamente sensibili filtra meno gli stimoli. Questi ultimi impattano la mente in misura maggiore e vengono elaborati più a lungo. Quanto visto o sentito continua a occupare la mente anche ore dopo, e questo vale sia per gli stimoli positivi che per quelli negativi.
Il sistema nervoso si attiva in modo più intenso rispetto alla norma e i livelli di cortisolo aumentano. I bambini altamente sensibili tendono quindi a raggiungere prima la loro soglia di tolleranza agli stimoli, e questo vale anche quando utilizzano i media.
Tutto viene vissuto in modo più intenso. I personaggi dei film o dei videogiochi non lasciano indifferenti i bambini altamente sensibili, che vibrano con loro, soffrono con loro e gioiscono con loro in una misura che a volte sorprende chi li osserva dall’esterno.
Ritmi serrati, colori sgargianti ed effetti sonori troppo forti possono facilmente provocare una sensazione di «sovraccarico». La sensibilità ai singoli stimoli varia molto da persona a persona: alcuni bambini reagiscono in modo particolarmente forte agli stimoli visivi, altri a quelli uditivi.
L’alta sensibilità non è una diagnosi come l’ADHD o l’autismo, ma un tratto della personalità ormai ben studiato. Secondo le stime attuali, il 30 per cento delle persone sarebbe altamente sensibile – una percentuale nettamente superiore a quanto finora ipotizzato. Se i tratti di alta sensibilità di un bambino non sono un semplice attributo del suo carattere, ma ne limitano la vita quotidiana, portano a esperienze negative nella sfera sociale o causano difficoltà a scuola, si consiglia di rivolgersi al pediatra per valutare se sia opportuna una valutazione relativa alla neurodivergenza. Molte offerte di sostegno sono accessibili solo con una diagnosi medica.
Quando la misura è colma, i bambini altamente sensibili possono reagire in modi diversi. Jeannine Donzé, consulente in psicologia orientata al corpo per persone altamente sensibili e membro del gruppo di esperti «Eltern - Kind - Schule» dell’associazione Netzwerk Hochsensibilität, distingue due diversi tipi di regolazione: nei cosiddetti «bambini vulcano» si verificano violenti sfoghi emotivi, rabbia e conflitti, mentre i cosiddetti «bambini iceberg», invece, si chiudono in se stessi, appaiono piuttosto rigidi, assumono uno sguardo spento o diventano pallidi in viso.
Spesso si manifesta anche un’irrequietezza motoria, altrimenti insolita per il bambino. Un altro elemento, particolarmente insidioso, sta nel fatto che molti bambini «nascondono» il loro sovraccarico sensoriale all’asilo o a scuola. Poi quando arrivano a casa, dove si sentono al sicuro, si lasciano andare e mostrano le intense reazioni. Per i genitori questo può risultare incomprensibile, poiché non riescono a cogliere il nesso.
In generale, per i genitori è importante sapere che i normali limiti di età per film, serie TV e videogiochi sono di regola troppo bassi per i bambini altamente sensibili. Ciò che un bambino neurotipico è in grado di elaborare senza problemi può risultare eccessivo per un bambino altamente sensibile della stessa età. Jeannine Donzé sottolinea come in questo contesto il carico emotivo non venga preso in considerazione. Per principio si può affermare quanto segue: visto che questi bambini manifestano più rapidamente stati di ipereccitazione, anche il consumo dei media può affaticarli con maggiore facilità.
E poiché tutto viene vissuto più intensamente, notizie su eventi traumatici o film drammatici e tristi possono, ad esempio, innescare paure. Come spiega Jeannine Donzé, gli studi sul tema news-avoidance mostrano che i giovani particolarmente sensibili soffrono più spesso di stati depressivi o di ansie legate al futuro del nostro pianeta. Il loro sistema di elaborazione profonda delle informazioni fa sì che non si limitino a fruire delle notizie, ma le vivano in modo esistenziale ed emotivo.
Cosa possono fare i genitori per accompagnare al meglio i figli altamente sensibili? Ecco alcuni consigli di Jeannine Donzé e del gruppo di esperti «Eltern - Kind - Schule».
Seguite da vicino i vostri figli mentre utilizzano i media digitali e parlate con loro di quanto visto e sentito. Questo li aiuta a elaborare le esperienze vissute ed è parte integrante del processo di co-regolazione attraverso gli adulti, un elemento da non sottovalutare. Non si tratta soltanto di dare un nome ai sentimenti e di ascoltare le paure dei vostri figli, ma anche di parlare delle proprie reazioni e di mostrare che è lecito vivere le emozioni.
Se possibile, evitate le serie televisive con cliffhanger estremi (ovvero con episodi che finiscono in modo drammatico e il cui l’esito viene svelato solo in quello successivo) o, in generale, i contenuti con una tensione emotiva troppo elevata.
Spegnere improvvisamente lo schermo può far sì che i bambini altamente sensibili «rimangano emotivamente bloccati». Fare in modo che sappiano quando il tempo sta per scadere – ad esempio grazie a un timer – può aiutarli a prepararsi mentalmente.
Dopo il tempo trascorso davanti allo schermo, pianificate consapevolmente delle pause all’aperto o con attività fisica, per riportare i vostri figli al momento presente.
Poiché il sonno dei bambini altamente sensibili è spesso più fragile e il sistema nervoso è ancora impegnato nell’elaborazione delle esperienze vissute durante la giornata, assicuratevi che non utilizzino dispositivi digitali prima di coricarsi.
Questo contributo fa parte della nostra miniserie «Neurodivergenza e media digitali». Bisogna infatti sapere che non tutti i cervelli funzionano allo stesso modo e ciò si ripercuote su come i bambini e i giovani vivono e utilizzano i media digitali. L’attenzione è posta sulle sfide che ne derivano per la vita familiare, ma anche sulle opportunità per gli adolescenti che si collocano nella sfera neuroatipica.
Naturalmente, avere un’alta sensibilità non implica soltanto maggiore ricettività agli stimoli e sovraccarico, ma anche una spiccata capacità percettiva. La stessa intensità che rende insopportabile un film horror può suscitare profonde emozioni quando si entra in contatto con la musica, la natura o l’arte. È così che i media digitali diventano una risorsa. Audiolibri, documentari tranquilli, app creative: tutti questi strumenti possono essere benefici. App come «HeadSpace Kids», «Aumio», «Meditation for Kids Sleep» o «Petit Bambou» aiutano i bambini a rilassarsi con storie meditative ed esercizi di consapevolezza. Con «Feely: Diario emotivo bambini», figli e genitori possono esercitarsi a riconoscere e regolare le emozioni.
Inoltre, circa il 70 per cento delle persone altamente sensibili è considerato introverso. E per le persone introverse gli spazi digitali sono particolarmente utili, poiché consentono loro di dedicarsi a passatempi e interessi da soli o in piccoli gruppi, magari anche in modo anonimo. Soprattutto durante la pubertà, quando la predisposizione all’alta sensibilità accentua la sensazione di essere diversi, per i giovani è fondamentale, ai fini dello sviluppo e della ricerca della propria identità, trovare persone affini con cui interagire.
L’associazione dedicata all’alta sensibilità, «Netzwerk Hochsensibilität», offre informazioni sul tema e link di approfondimento e aiuta a trovare un centro di consulenza. Il 14 novembre 2026 si terrà inoltre un convegno rivolto ai genitori e agli specialisti del settore.
In Ticino è attiva anche l’associazione High Sensitive Persons (HSP). Sul suo sito Internet si possono trovare informazioni in italiano:
Bettina Bichsel è giornalista e redattrice. Tra le sue varie attività, scrive anche per il blog di Giovani e media.
Ultimo aggiornamento del testo il 29.06.26
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