Articolo del blog
Quando si parla di giovani e media digitali (in particolare social) il discorso si sposta subito su un determinato termine: la dopamina. Ma di cosa si tratta esattamente? Che cos’è la dopamina? Qual è la sua funzione? E cosa c’entra con i media digitali, in generale, e in particolare con Instagram, TikTok e simili?
La dopamina è un cosiddetto neurotrasmettitore. Si tratta dunque di un messaggero chimico che agisce sul nostro cervello attivandone o inibendone determinate aree. Consente la trasmissione di pensieri ed è soprattutto fondamentale per quanto concerne l’attenzione, la concentrazione e la motivazione. Senza dopamina non esisterebbe la curiosità intellettuale e probabilmente nemmeno la civiltà. È ciò che ci spinge tutti a inseguire degli obiettivi e più semplicemente ad alzarci la mattina. Ci dispone in una condizione di trepida attesa e ci aiuta a non mollare quando vogliamo imparare qualcosa di nuovo. La dopamina non è dunque semplicemente un «ormone della felicità» – come viene spesso definito semplicisticamente – sebbene contribuisca al rilascio di endorfine, che rendono felici. Si tratta piuttosto di un segnale di apprendimento che comunica al cervello: «Ehi, è stato bellissimo, rifacciamolo!».
Cosa succede quando scrolliamo sui social? Le piattaforme come Instagram o TikTok sfruttano meccanismi mirati che attivano in noi il rilascio di dopamina.
Funzioni come l’avvio automatico di video e gli algoritmi personalizzati ci tengono in uno stato di perenne eccitazione: quale sarà il prossimo contenuto? Forse un video ancora più bello. O qualcosa di totalmente sorprendente. Questa gratificazione imprevedibile ci è nota dai giochi d’azzardo: è il non sapere se alla prossima occasione ci sarà una vincita. Anche il successo delle serie televisive non è dovuto al caso: il colpo di scena alla fine di una puntata crea suspense e il bisogno impellente di proseguire con la visione. E quanto è conveniente che sulle piattaforme come Netflix parta subito il prossimo episodio se non si interrompe attivamente la riproduzione.
Vi sono poi i like e i commenti che provocano un’iniezione di dopamina. Il cervello impara in fretta: guardare lo smartphone = gratificazione. In poco tempo, la sola vista dell’icona dell’app basta a scatenare un rilascio ormonale.
Se invece la gratificazione attesa non arriva, se il nostro post riceve meno like di quanto sperato o se un paio di video consecutivi risultano piuttosto noiosi, ne segue un calo di dopamina (dopamin drop o dopamin crash) che si traduce in frustrazione e malumore. Si fa sentire allora l’urgenza di investire più tempo nella speranza di una nuova iniezione: un circolo vizioso.
Quando il rilascio di dopamina avviene in modo elevato e veloce, perché per esempio associamo l’attività di scrollare o dei videogiochi al consumo di una bevanda zuccherata o di cibo fast food, il calo può avvenire in maniera altrettanto brusca. Il fenomeno può essere immaginato come un’onda che ricade su se stessa. Il livello di dopamina alla fine risulta addirittura più basso di quando abbiamo cominciato a guardare post o a giocare d’azzardo.
Ma ad essere problematico non è solo l’improvviso calo di dopamina. Quando sottoposto a continue iniezioni di dopamina, il cervello si abitua e si verifica una specie di effetto di assuefazione. Ciò significa che per ottenere la stessa sensazione di benessere servono stimoli sempre maggiori. Ed è qui che emerge l’altra faccia della medaglia: ciò che inizialmente agisce come stimolo e gratificazione può rapidamente tradursi in un sentimento di vuoto, come una voragine che ci risucchia. Frustrazione, irritabilità e apatia ne sono la conseguenza. Per superare questo stato di malessere il cervello cerca istintivamente la prossima iniezione e il circolo vizioso riprende da capo.
Un aspetto particolare è il rapporto tra dopamina e ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività). Nelle persone con ADHD, la dopamina rilasciata viene riassorbita molto più rapidamente dalle cellule nervose, come spiega in un video YouTube il dottor Felix Petersen, pediatra e specialista di ADHD. La conseguenza è un livello permanentemente basso di dopamina nel cervello, che spesso si manifesta come insoddisfazione o squilibrio. Per compensare il basso livello di dopamina nel cervello, le persone colpite cercano spesso in modo inconsapevole stimoli estremi:
sensation seeking: le persone con ADHD amano le sfide e l’azione, perché le sensazioni forti innescano un rilascio a cascata di dopamina che colma brevemente la carenza;
effetto magnetico dei media digitali: in particolare i social e i videogiochi forniscono esattamente quell’iniezione immediata e intensa di dopamina ricercata biologicamente da un cervello con ADHD.
Il cervello degli adolescenti si trova ancora in una fase di sviluppo e mutamento:
i ricettori della dopamina si stanno moltiplicando e questo rende più forte la sensazione di gratificazione;
la corteccia prefrontale, responsabile per il controllo degli impulsi, completa la sua maturazione solo verso i 20 anni. Per questo motivo i giovani fanno più fatica a resistere alle tentazioni o a soppesare i pro e i contro sulla base di ragionamenti razionali.
Senza contare che nella pubertà il riconoscimento da parte dei coetanei è vitale. I social soddisfano proprio questo bisogno di riscontro sociale.
È scientificamente provato che un utilizzo problematico dei social aumenta il rischio di sviluppare depressioni, stati di ansia e disturbi alimentari. Bisogna però considerare che il funzionamento di questi processi neurobiologici nel cervello degli adolescenti non è ancora stato sufficientemente studiato e che nel contesto del consumo eccessivo di media concorrono sempre diversi fattori.
La dopamina è importante, ma non tutte le fonti di dopamina sono ugualmente buone per la nostra salute mentale. Nel nostro mondo sovraccaricato di stimoli è importante ritrovare la sensibilità per cose che stimolano un rilascio della dopamina più lento, ma in compenso più duraturo.
Sport: il movimento stimola il meccanismo di gratificazione. La produzione di dopamina inizia già dopo soli 10 minuti e dopo 20 la concentrazione dell’ormone raggiunge il suo massimo livello.
Rilassamento: il cervello ha bisogno di fasi di riposo per mantenere un buon equilibrio. In questi momenti lo smartphone dovrebbe essere messo da parte. Ascoltare della musica attiva i centri nervosi della gratificazione nel cervello.
Sonno: la mancanza di sonno manda in tilt il sistema. Un sonno sufficiente e davvero riposante aiuta a stabilizzare i livelli di dopamina.
Luce: i raggi del sole stimolano la produzione di dopamina.
Non consumare più di una fonte problematica di dopamina alla volta: quando si gioca ai videogiochi, si scrolla o si guarda una serie TV evitare di consumare anche alimenti come chips o zuccheri.
Dosare consapevolmente le gratificazioni: l’esempio migliore è quello delle serie TV. Non fare maratone di episodi, ma limitarsi a una puntata e fare almeno un giorno di pausa. Oltre a rinsaldare la forza di volontà, ciò consente un rilascio di dopamina naturale, poiché la mente continuerà a pensare al seguito della storia.
Alimentazione ricca di proteine: per produrre autonomamente dopamina, il corpo ha bisogno di componenti come gli aminoacidi fenilalanina e tirosina, contenuti principalmente in alimenti proteici come frutta a guscio, uova e latticini.
Digiuno da dopamina: coltivare consapevolmente periodi senza media digitali per resettare il cervello. È un esercizio che si presta persino per lanciare una challenge in famiglia o tra gli amici.
Che si tratti di TikTok, Fortnite o Netflix: i media digitali non sono di per sé dannosi. Ma in un mondo tutto incentrato sull’iniezione rapida di dopamina, l’arte consiste nel tenere i comandi nelle proprie mani. Si tratta di essere consapevoli dei meccanismi, mantenere un buon equilibrio e servirsi delle fonti di dopamina che non forniscono solo una rapida gratificazione, ma soddisfano a lungo termine.
Bettina Bichsel è giornalista e redattrice. Tra le sue varie attività, scrive anche per il blog di Giovani e media.
Ultimo aggiornamento del testo il 04.05.26