Articolo del blog
«Perché il cielo è blu?»
«Cosa succede se si piange nello spazio?»
«Chi ha deciso che il denaro ha un valore?»
La curiosità dei bambini non conosce limiti. I bambini desiderano sapere tante cose; porre domande fa parte del loro naturale sviluppo. Alcuni di loro hanno però una sete di sapere davvero particolare. Pongono una domanda dietro l’altra, senza fermarsi mai. Vogliono sapere tutto nei minimi dettagli, notano le contraddizioni, memorizzano i particolari e non si accontentano di risposte semplici. Può essere meraviglioso – ma a volte anche faticoso per la vita quotidiana della famiglia.
Questo contributo conclude la nostra miniserie «Neurodivergenza e media digitali». Bisogna infatti sapere che non tutti i cervelli funzionano allo stesso modo e ciò si ripercuote su come i bambini e i giovani vivono e utilizzano i media digitali. Dopo l’ADHD, la dislessia/discalculia, l’autismo e l’alta sensibilità, è giunto il turno dell’alto potenziale intellettivo, ma anche dei bambini e dei giovani che sono particolarmente curiosi e pensano rapidamente, senza essere stati ufficialmente riconosciuti come persone ad alto potenziale intellettivo.
I media digitali esercitano un fascino particolare su questi bambini. Infatti, mentre noi adulti, su certi argomenti, dobbiamo fare i conti con i limiti delle nostre conoscenze, Internet ha una risposta a tutto. Per i bambini estremamente curiosi, con interessi particolari o dotati di spiccate capacità cognitive, ciò è davvero affascinante.
L’alto potenziale intellettivo viene spesso descritto come una forma di neurodivergenza, poiché il modo di pensare, apprendere ed elaborare le informazioni si discosta da quello neurotipico. Molte persone con questo profilo ragionano rapidamente, stabiliscono collegamenti insoliti e non si accontentano di sapere le cose, ma vogliono comprenderle davvero. Notano i dettagli, individuano schemi o contraddizioni e vanno a fondo delle cose, laddove altri si sarebbero accontentati già da tempo.
A differenza, ad esempio, dell’alta sensibilità, anch’essa attribuita allo spettro della neurodivergenza, l’alto potenziale intellettivo può essere diagnosticato tramite test. I test d’intelligenza sono uno strumento riconosciuto per valutare le capacità cognitive. Come criterio formale viene spesso indicato un QI pari o superiore a 130, che secondo le stime riguarda circa due persone su cento.
Tuttavia, il semplice fatto di avere un QI elevato non basta a descrivere il modo in cui gli adolescenti apprendono, provano emozioni o affrontano le sfide nella vita quotidiana. Inoltre, l’alto potenziale intellettivo può manifestarsi in modi molto diversi: alcuni bambini eccellono soprattutto nelle lingue, altri in matematica, nella musica, in campo tecnico o nella percezione dello spazio. Altri ancora non si distinguono tanto per un singolo talento, quanto per il loro modo di pensare complessivamente molto rapido e articolato.
Non tutti i bambini molto curiosi sono dotati di un alto potenziale intellettivo. E non tutti i bambini con alto potenziale intellettivo sono automaticamente eccellenti a scuola. A scuola alcuni si annoiano, mentre altri riescono ad adattarsi molto bene. Altri ancora riescono a dedicarsi per ore a una determinata attività, ma perdono rapidamente la pazienza quando si tratta di svolgere le faccende quotidiane.
Un accertamento può essere utile se un bambino sembra costantemente sottostimolato, rifiuta di andare a scuola, manifesta un forte senso di noia, si sente «diverso» o incompreso, è molto perfezionista oppure se i genitori e la scuola non sanno come aiutarlo. Se allo stesso tempo vi sono indizi di ADHD, autismo, dislessia o alta sensibilità, una valutazione specialistica può aiutare a non considerare il bambino in modo unilaterale e a fornirgli il sostegno di cui ha bisogno.
I bambini particolarmente perspicaci si accorgono velocemente quando le spiegazioni degli adulti raggiungono i propri limiti – e a quel punto vogliono continuare a cercare da soli. Notano che anche noi cerchiamo risposte su Internet. È dunque normale che desiderino fare la stessa cosa. Per loro, Internet è innanzitutto un immenso contenitore di informazioni a cui attingere.
E qui inizia la sfida. Infatti, la ricerca su Internet non è semplicemente un’operazione tecnica, ma una competenza che va prima acquisita. Si tratta di saper trovare i termini di ricerca adeguati, distinguere la pubblicità dalle informazioni, valutare le fonti e accettare il fatto che non tutte le domande possano essere risolte immediatamente in modo univoco. Anche i bambini molto intelligenti possono sentirsi sopraffatti da tutto ciò.
I risultati che appaiono in cima alla lista possono sembrare di primo acchito attendibili, ma spesso vengono visualizzati per primi solo perché qualcuno ha pagato a tal fine.
Un video realizzato in modo professionale sembra convincente, ma non dice nulla sulle competenze di chi vi sta dietro.
Inoltre, le domande di carattere tecnico possono condurre ad altre pagine, ad esempio a negozi online, a pagine dedicate a determinati prodotti o ad annunci pubblicitari, in cui l’obiettivo principale non è trasmettere conoscenze, bensì spingere al consumo.
I motori di ricerca per i bambini come per esempio Ricerche Maestre o KidRex possono consentire un primo approccio appropriato, poiché offrono uno spazio di navigazione protetto con contenuti e siti Internet verificati e adatti ai più piccoli. Inoltre, piattaforme come Siete pronti a navigare? o Mamamò offrono contenuti a misura di bambino, moduli didattici e strumenti di ricerca con cui i diretti interessati possono esercitarsi a trovare e valutare le informazioni in rete.
Tuttavia, anche i motori di ricerca per i bambini hanno i propri limiti. Domande molto specifiche forniscono a volte pochi risultati o risultati insoddisfacenti. Alcuni argomenti sono troppo complessi per essere spiegati in modo esaustivo su siti destinati ai bambini. Inoltre, non appena i bambini cliccano su un link, guardano video o utilizzano altri metodi di ricerca, potrebbero uscire dalla «zona protetta». I filtri automatici come Google SafeSearch nascondono determinati contenuti espliciti, ma non riescono a bloccare in modo affidabile la pubblicità e i negozi online. Stilare autonomamente un elenco di siti autorizzati (una cosiddetta «whitelist») richiede tempo e controlli regolari.
Pertanto, la strategia migliore consiste nel combinare più misure: predisporre spazi di ricerca a misura di bambino, utilizzare le impostazioni tecniche ed effettuare ricerche insieme ai propri figli.
I genitori possono, ad esempio, impostare un apposito motore di ricerca come pagina iniziale, salvare tra i segnalibri siti informativi verificati e concordare con i figli orari fissi per la ricerca. Ancora più importante è accompagnare i figli e aiutarli a navigare in rete con le necessarie competenze mediali: quali parole digitiamo? Si tratta di un sito per bambini, di un sito di notizie, di un negozio online o di pubblicità? Chi ha scritto il testo? Troviamo la stessa informazione anche altrove?
I chatbot basati sull’IA possono risultare affascinanti per bambini e giovani curiosi. Rispondono rapidamente, anche quando le domande arrivano una dietro l’altra, si dimostrano pazienti e sono in grado di spiegare argomenti complessi con apparente semplicità. Per i bambini più grandi e i giovani ciò può essere utile, per esempio per organizzare i propri pensieri, raccogliere le prime idee per un progetto o farsi spiegare in modo diverso una questione complessa.
Allo stesso tempo i bambini dovrebbero capire fin da piccoli che l’IA non è un’enciclopedia né una fonte affidabile di informazioni. Le risposte formulate sembrano plausibili, anche quando sono imprecise o errate. Per questo è importante che gli adolescenti imparino a non fidarsi ciecamente delle risposte ottenute. Quando l’IA fornisce un’informazione, questa va verificata anche su un sito Internet affidabile, in un motore di ricerca per i bambini, in un libro sul tema o con l’aiuto di un adulto.
Quando un argomento lo affascina davvero, un bambino può lasciarsi coinvolgere profondamente. Per esempio, quando una domanda sull’universo fa emergere continuamente nuovi aspetti: pianeti, razzi, astronauti, vita su Marte, buchi neri ecc. I media digitali possono amplificare tale meccanismo, poiché ovunque spuntano nuovi link, video, suggerimenti e argomenti correlati.
Di per sé questo non è un problema: l’entusiasmo e la perseveranza sono punti di forza preziosi. Tuttavia, quando i bambini faticano a staccarsi dalla ricerca e la loro mente continua a lavorare a pieno ritmo, il ritorno a una fase di relax o alla normale routine familiare può risultare difficile: lavarsi i denti, cenare o fare i compiti appaiono improvvisamente particolarmente noiosi o fastidiosi.
Utilizzate i profili per bambini con motori di ricerca a misura di bambino come punto di partenza, ma anche strumenti quali SafeSearch, whitelist, segnalibri e app con restrizioni per rendere lo spazio di ricerca più sicuro. Bisogna tuttavia essere consapevoli che ciò non sostituisce l’accompagnamento dei genitori. Inoltre, le impostazioni di sicurezza e i metodi di filtraggio vanno regolarmente controllati e adeguati.
I bambini curiosi vogliono risposte, e preferibilmente subito. Se nella frenesia della vita quotidiana le domande diventano troppe, è possibile annotarle su un elenco da appendere al frigorifero o in un taccuino. Concordate insieme una regola del tipo: «ogni giorno scegliamo due domande» oppure «nel fine settimana ci dedicheremo alla nostra ora di ricerca». Questo allevia la pressione di dover sempre rispondere e rende l’attesa più piacevole. Inoltre, anche la curiosità ha bisogno ogni tanto di una pausa.
Se avete concordato un intervallo di tempo prestabilito per la ricerca digitale, fate in modo che i vostri figli sappiano quando il tempo sta per scadere, ad esempio con un timer o una clessidra. È utile anche pensare subito alla fase successiva: annotiamo la domanda più interessante? Perché non sfogli poi un libro sull’argomento? Potresti costruire qualcosa con i Lego? Parliamo a cena di ciò che hai scoperto? In questo modo l’interesse viene mantenuto, ma il ritorno alla routine quotidiana risulta più facile.
Non tutte le domande richiedono immediatamente il ricorso a uno schermo. Consultare un dizionario, andare in biblioteca o chiedere informazioni agli adulti possono essere attività almeno altrettanto stimolanti quanto una ricerca in rete. E in questo modo i vostri figli impareranno che le conoscenze provengono da molte fonti diverse.
Chi ha scritto questa pagina? Vuole vendermi qualcosa? La stessa informazione è disponibile anche altrove? Porvi questo tipo di domande insieme ai vostri figli insegnerà loro a distinguere autonomamente tra fonti attendibili e fonti meno attendibili.
I genitori non devono essere onniscienti. Anche questa è un’occasione di apprendimento per i bambini. Inoltre, può essere stimolante cercare insieme una risposta proprio quando non è possibile rispondere immediatamente alla domanda.
Se pensate che vostro figlio sia dotato di un alto potenziale intellettivo o se cercate sostegno, potete rivolgervi a servizi specializzati che vi forniranno informazioni utili, anche in merito alle possibilità di diagnosi.
Bettina Bichsel è giornalista e redattrice. Tra le sue varie attività, scrive anche per il blog di Giovani e media.
Ultimo aggiornamento del testo il 11.08.26
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